'Alla festa della Rivoluzione', il mondo utopico di D'Annunzio
In sala, tra le polemiche, il film di Catinari, con Scamarcio e Lombardi
(di Francesco Gallo) Un pezzo di storia che pochi conoscono in tutta la sua complessità e carica rivoluzionaria arriva in sala il 16 aprile con 01 Distribution, non senza polemiche per i finanziamenti statali ottenuti. Si tratta di 'Alla festa della Rivoluzione' di Arnaldo Catinari, ispirato all'opera letteraria di Claudia Salaris edita da il Mulino e prodotto da Fulvio e Federica Lucisano con Rai Cinema che racconta la Rivoluzione di Fiume, ovvero i 500 giorni in cui un poeta come D'Annunzio cercò di creare il suo stato ideale tra anarchia e innovazione. Tre personaggi principali nel film di Catinari ruotano intorno al Vate (Maurizio Lombardi) all'alba degli anni Venti: Beatrice (Valentina Romani), spia al servizio della Russia che si trova subito coinvolta in un attentato alla vita del Poeta; Pietro (Riccardo Scamarcio), il silenzioso capo dei servizi segreti italiani combattuto tra dovere e ideali, e, infine, Giulio (Nicolas Maupas), un medico disertore della Grande Guerra vicino agli ambienti anarchici. "Tra la Prima Guerra Mondiale e il nascente fascismo, ci fu un breve momento in cui tutto sembrava possibile. Gabriele D'Annunzio, il poeta-guerriero, prese con la forza dell'arte e della poesia la città di Fiume, creando un atto futurista che chiamò a raccolta artisti, idealisti e reduci in un magnifico crogiolo di libertà. In questa utopia, l'omosessualità era ammessa, l'uso di droghe era comune, uomini e donne erano considerati alla pari e una costituzione avveniristica metteva al centro l'uomo e l'arte. Una sorta di mondo alla rovescia che attirava l'attenzione da tutto il mondo, dalla Russia di Lenin al nascente fascismo, fino ai timori di Giolitti e degli alleati che temevano che la Rivoluzione uscisse dai confini di Fiume", dice Catinari. "Il mio Pietro - dice Scamarcio - è un funzionario dell'apparato di sicurezza, un antagonista che tendo a interpretare senza mai dare un giudizio, ma solo ad abitare fino in fondo". "Interpreto questo poeta dai mille volti che con la sola parola è riuscito a portare tanti ragazzi, tanti reduci a Fiume come un pifferaio - dice Maurizio Lombardi -. Un personaggio ingombrante quello di D'Annunzio come Amleto verso cui non si deve avere paura di epica e uso di overacting". Sulle polemiche infine che hanno accompagnato questo film accusato di aver ricevuto sovvenzioni statali grazie al tema considerato vicino alle sensibilità della maggioranza, hanno replicato stamani il regista Catinari, la produttrice Federica Lucisano e l'Ad di Rai Cinema Paolo Del Brocco. "Sono un uomo libero che vuole raccontare delle storie e questa era super affascinante. Allora significa che non si devono fare film come 'Comandante' o una serie fantastica come 'M'?". "Quando ho letto la sceneggiatura sono rimasta completamente affascinata perché nei libri di storia la vicenda di Fiume viene raccontata in poche righe - sottolinea Lucisano -. Fu invece una rivoluzione che tra l'altro anticipava tutti quei valori del Sessantotto come il divorzio, il matrimonio omosessuale, il voto alle donne. Per quanto riguarda i finanziamenti, noi abbiamo avuto solo la metà di quanto richiesto e a film finito. Detto questo trovo che anche da un punto di vista ideologico non è né un film di destra né di sinistra, ma solo un'opera che narra e restituisce una verità storica". "Per quanto riguarda Rai cinema - conclude Del Brocco - noi dobbiamo raccontare tutte le storie possibili e immaginabili. Lo abbiamo sempre fatto anche con storie molto più tra virgolette politiche e continueremo a farlo non chiedendoci se rappresenta una parte politica o l'altra".
A.M. de Leon--LGdM