Dietro la maschera del Califfo sbruffone, un pamphlet sulla poesia di Franco Califano
Il critico Massimilano Perrotta supera l'etichetta pop del cantautore in un libro-raccolta
(di Agnese Ferrara) MASSIMILIANO PERROTTA, 'FRANCO CALIFANO DA SALTIMBANCO A POETA' (PORTAPAROLE, PP.72, EURO 16,00) Franco Califano nascosto dietro Il Califfo, o meglio dentro, andando in profondità, tra le righe e nelle righe. In tutto ciò che ha detto e ha scritto nelle sue canzoni e che forse si è perso dietro al suo personaggio, potente e ingombrante. Questo l'intento del pamphlet dello scrittore e critico culturale Massimiliano Perrotta, dal titolo 'Franco Califano, da saltimbanco a poeta' (edito da Portaparole): restituire a quel 'romanaccio sbruffone' dedito alle donne e alle brutte compagnie, la parte di letteratura e poesia che merita. Il libro raccoglie l'analisi di Perrotta pubblicata a puntate sull'Huffington Post con il titolo "Franco Califano da così a così". "E solo decostruendo l'artista come personaggio pubblico si può favorire l'emersione della sua verità poetica, - sottolinea l'autore nelle prime pagine del saggio. - Il caso di Franco Califano, in tal senso, è esemplare: in lui convive vano un poeta e un saltimbanco, un artista irrequieto e un personaggio mediaticamente ingombrante. Purtroppo la maschera del Califfo, di sicura efficacia a livello comunicativo, ha finito per fare ombra al Califano artista. Questo pamphlet prova a strappare all'icona pop del Califfo — pezzo per pezzo — brandelli di purissima poesia". Perrotta riesce nell'intento originale di calare il sipario sul Franco Califano come 'icona pop', saltimbanco e noto a molti anche per il suo lato strafottente, per illuminare con la giusta luce il poeta musicale che ascoltando con attenzione quelle note e la sua voce 'malandata', come la descrive lo stesso Perrotta, non si fa fatica a riconoscere. "L'icona del Califfo andrebbe smitizzata, per accostarsi alla sua opera oltrepassando l'interpretazione in chiave pop. Il pop è una centrifuga che azzera le differenze tra le cose ed estremizza lo stile fino a sfiorare l'autoparodia, mentre l'arte di Franco Califano ha tratti delicati, ama le sfumature e pullula di sottotesti. L'icona pop del Califfo è solo cattiva letteratura" sottolinea in modo provocatorio lo scrittore. "Forse per strafottenza, forse per candore, forse per insufficiente consapevolezza, forse per pulsione autodistruttiva, Califano eccelleva nel cacciarsi nei guai, nelle frequentazioni equivoche, nello sperperare il talento. Si divertiva a indossare i panni dell'impresentabile, suscitando diffidenza, ostilità e persino accanimento anche giudiziario, - descrive Perrotta. - Il più grande nemico di Califano, insomma, è stato Califano stesso: ha fatto di tutto per amministrarsi il peggio possibile, ma la sua arte si è salvata, e lo ha salvato, perché era al di sopra di ogni ragionevole dubbio".
M.Gutierrez--LGdM