Marco Bechis, a Venezia storia di un sopravvissuto pensando a guerre di oggi
Il regista di nuovo in gara alla Mostra di Venezia con Ritorno a Buenos Aires
(di Francesca Pierleoni) Era all'Ikea, Marco Bechis, quando ha ricevuto dal direttore della Mostra d'arte cinematografica Alberto Barbera la notizia di essere entrato nel concorso di Venezia 83 con Ritorno a Buenos Aires. Quel tipo di store "è uno di quei non luoghi che mi piacciono molto, come gli aeroporti - spiega il regista italo cileno all'ANSA -. Quel giorno stavo aspettando la risposta da Venezia e c'era già un segnale positivo, nessuno ci aveva mandato la famosa lettera per dirci che non eravamo stati scelti. Ero lì che giravo e mi è arrivata la telefonata di Alberto Barbera che mi dava la notizia". Il cineasta, madre cilena e padre italiano cresciuto tra Brasile e Argentina e da 40 anni in Italia, è così di nuovo in gara per il Leone d'oro a 18 anni da Birdwatchers. In Ritorno a Buenos Aires, con protagonista Adriano Giannini, Bechis torna a parlare della dittatura militare in Argentina, di cui lui stesso è stato vittima nel 1977 quando, ventenne, venne sequestrato e rinchiuso prima in un centro di detenzione segreto e poi in un carcere militare. Un periodo di violenze e terrore che nella sua cinematografia ha esplorato da diverse prospettive anche con film come il cult Garage Olimpo e Hijos - Figli. "In Ritorno a Buenos Aires non c'è la mia storia - sottolinea - ma ci sono degli elementi di contatto con il personaggio di Giannini". Stavolta Bechis si concentra sulla figura di un sopravvissuto "perché è molto attuale. Quanti sopravvissuti palestinesi all'invasione di Gaza ci sono? A parte i sopravvissuti di tutte le guerre in Ucraina, c'è una popolazione sterminata di migliaia di persone che attraversano le guerre" spiega il regista. È una storia "che sentivo l'urgenza di raccontare, ma invece di parlare di cose che non conosco a fondo, dal Medio Oriente all'Africa all'Ucraina, ho voluto farlo attraverso una vicenda che conosco bene". Il racconto, una coproduzione internazionale Italia e Brasile, Fandango, 39Films, Karta Film, 34 Films con Rai Cinema, che uscirà nelle sale il 17 settembre, è ambientato nella capitale argentina, nel 2008. Dopo 33 anni, trascorsi in Italia, Mariano Guerra (Giannini) torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. Il ritorno a Buenos Aires lo costringe a confrontarsi con ciò che significa essere rimasto vivo. Nel cast anche Paula Cohen, Ana Celentano, Vero Gerez, Olivia Nuss, Adrian Fondari, Marcelo Chaparro. L'idea del film è venuta a Bechis dopo aver pubblicato nel 2021 con Guanda La solitudine del sovversivo, "un libro completamente autobiografico, dove nell'ultima parte racconto anche il mio essere tornato in Argentina a dare la mia testimonianza davanti ai militari. La parte autobiografica rispetto al film si ferma lì, perché il personaggio ha vissuto una storia diversa dalla mia". In comune però c'è la cosiddetta 'sindrome del sopravvissuto': "È qualcosa che ti caratterizza, diventa la tua identità. C'è il senso di colpa di essere vivo e gli altri no" sottolinea il cineasta. "Anche quando mi arriva qualcosa di bello, in qualche momento di quella felicità mi vengono in mente i miei compagni di allora, che non ci sono, che sono scomparsi". Un altro aspetto che ha motivato Bechis è la diversa reazione che si aveva allora, rispetto ad oggi, di fronte a certe violenze: "Quando è avvenuto, ad esempio, il colpo di Stato in Cile nel 1973, si è mobilitata tutta l'Europa, eppure le informazioni che arrivavano erano spesso solo delle fotografie in bianco e nero sbiadite sui giornali. Oggi invece tutti abbiamo l'informazione in real time, ci arrivano i video di massacri sul cellulare eppure non ci mobilitiamo". Le persone sono desensibilizzate? "Sì", risponde. "Lo scroll ti permette di rimuovere".
G.Montoya--LGdM
