Un interruttore genetico accende i globuli bianchi contro i tumori
Per terapie più precise ed efficaci, a base di cellule immunitarie modificate
Un interruttore genetico per attivare i globuli bianchi solo quando si trovano nei pressi delle cellule tumorali: è questa la nuova strategia per terapie più precise ed efficaci, che sfruttano le cellule immunitarie del paziente stesso modificandole in laboratorio. È stata messa a punto dal gruppo internazionale di ricercatori guidato dall'Istituto Italiano di Tecnologia di Napoli, che ha pubblicato i risultati sulla rivista Nature Communications. La tecnologia ha dimostrato la sua efficacia in laboratorio ed è ora pronta per i primi test clinici sull'uomo. "La biologia sintetica ci dà la possibilità di intervenire sulle cellule del sistema immunitario per renderle più efficaci", afferma Velia Siciliano, che ha coordinato la ricerca. "In questo lavoro abbiamo aggiunto una sorta di interruttore che accende e spegne i linfociti T come lampadine quando entrano in contatto con le cellule tumorali, per attivare dei programmi a supporto della loro azione. Quando il tumore non è più presente - continua Siciliano - questi interruttori si spengono evitando effetti collaterali". L'interruttore è costituito da piccoli tratti di Dna che controllano l'accensione di un gene inserito all'interno dei linfociti T, i globuli bianchi che hanno il compito di distruggere le cellule cancerose. Per verificarne il funzionamento, i ricercatori hanno collegato uno di questi interruttori a un gene che produce una proteina fluorescente, seguendo così l'accensione, lo spegnimento e la riaccensione. In futuro, al posto della proteina fluorescente si potrebbe collegare l'interruttore alla produzione di una sostanza terapeutica, in modo da rilasciarla solo quando realmente necessario e riducendo il rischio di effetti collaterali.
M.Lozano--LGdM