La Gaceta De Mexico - Da un fungo il tessuto vivente che si autoripara

Da un fungo il tessuto vivente che si autoripara
Da un fungo il tessuto vivente che si autoripara

Da un fungo il tessuto vivente che si autoripara

Inoltre si autopulisce, ma si decompone in 41 giorni

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Un tessuto vivente che non si tesse ma si coltiva a partire da un fungo ed è in grado di auto ripararsi e auto pulirsi. A mettere a punto questo innovativo materiale, descritto sulla rivista Science Advances, il team guidato da Ke Li, dell'Accademia cinese delle scienze e dell'Istituto Shenzhen Institute per le tecnoliogie avanzate. Molte le applicazioni: dall'architettura alla biomedicina, fino alla moda adattiva e alle tecnologie ambientali. Essendo inoltre biodegradabile, il tessuto rappresenta una soluzione sostenibile per la "moda circolare". Il rovescio della medaglia però sono i tempi di decomposizione che si aggirano, nel terreno, attorno ai 41 giorni. Il fungo si chiama Cordyceps militaris, è un parassita di coleotteri e lepidotteri, ed in Cina è utilizzato come ingrediente della medicina tradizionale. Fatto crescere in una coltura liquida sotto forma di piccoli pellet sferici e poi versato in degli stampi, le ife, cioè i filamenti microscopici e tubolari che ne costituiscono la struttura, si intrecciano fra loro formando un foglio continuo, che però è rigido e fragile. Di qui l'idea di immergere il tutto nel glicerolo, un plasticizzante che rende la trama flessibile senza sfibrarla. Questo tessuto vivente è anche in grado di rigenerare la propria superficie e di autopulirsi senza ricorrere a trattamenti artificiali: basta inserire nuovi pellet nel punto in cui la struttura si rompe o si sporca per generare nuovo tessuto sano. Inoltre, integrando "partner" microbici ingegnerizzati, si possono creare tessuti con diverse caratteristiche. Grazie ai lieviti ingegnerizzati, che producono pigmenti arancioni, blu e viola, il tessuto si può colorare mentre aggiungendo uno strato di Aspergillus niger (la muffa sulla frutta che marcisce) si forma sulla superficie un velo scuro ricco di melanina che assorbe i raggi UV. Un'altra combinazione respinge, infine, le gocce d'acqua e trasforma il foglio in un materiale di autopulente. Il team ha mostrato le potenzialità del materiale realizzando, tra le altre cose, una farfalla in tessuto blu e un abito.

U.Romero--LGdM