La Gaceta De Mexico - Depressione e Alzheimer, con terapia magnetica risultati migliori rispetto a farmaci

Depressione e Alzheimer, con terapia magnetica risultati migliori rispetto a farmaci
Depressione e Alzheimer, con terapia magnetica risultati migliori rispetto a farmaci

Depressione e Alzheimer, con terapia magnetica risultati migliori rispetto a farmaci

Il congresso della Isnet. Efficacia fino al 90% anche per le nuove dipendenze

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Un tasso di efficacia compreso tra il 50% e il 70% nei casi di depressione resistente ai farmaci e una superiorità significativa, rispetto a diversi principi attivi, nel trattamento dell'Alzheimer e del decadimento cognitivo lieve. Sono i risultati ottenibili grazie alla terapia magnetica transcranica ripetitiva (rTms), un trattamento di neuromodulazione non invasivo che utilizza il campo magnetico per stimolare o inibire specifiche aree cerebrali. Il tema è stato al centro della prima giornata del congresso nazionale della Italian Society of Neuromodulation and Neurotechnologies (Isnet), in corso a Roma. In particolare, nell'ambito della stimolazione magnetica transcranica per il trattamento della depressione resistente, è stata evidenziata la rilevanza dell'applicazione di nuovi protocolli accelerati, come la Intermittent Theta Burst Stimulation (iTbs), una forma avanzata e ultra-rapida di stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTms), che offre risultati più a breve termine, con tassi di risposta che si mantengono oltre il 66% anche tre mesi dopo la fine del trattamento. Inoltre, l'uso della Tms, che agisce sui circuiti neuronali e sulla plasticità sinaptica, si estende anche al trattamento delle nuove dipendenze: grazie a un approccio di precisione, gli studi finora hanno dimostrato tassi di remissione compresi tra l'80% e il 90%. Riguardo all'Alzheimer e al deterioramento cognitivo, oltre all'efficacia, la rTms ha mostrato un profilo di tollerabilità e accettabilità nettamente migliore rispetto alle terapie farmacologiche. Inoltre, la stimolazione favorisce la neuroplasticità strutturale e funzionale, la crescita dendritica, la sinaptogenesi e il miglioramento della connettività nelle reti cerebrali colpite dalla malattia. "La ricerca ci sta dicendo che la neuromodulazione è in grado di intervenire su più livelli della malattia di Alzheimer - ha spiegato Giacomo Koch, ordinario dell'Università di Ferrara, della Fondazione Santa Lucia Irccs e presidente della Isnet -. Il dato più incoraggiante è che questi benefici emergono in tempi relativamente brevi e con un ottimo profilo di sicurezza".

Y.Mata--LGdM