Chernobyl: Inside the Meltdown, viaggio nel disastro nucleare 40 anni dopo
Docuserie su Disney+. Higginbotham, 'I russi oggi cercano di evocare il terrore di allora'
(di Francesca Pierleoni) A 40 anni da Chernobyl, "vediamo i russi bombardare le aree con le centrali nucleari in Ucraina, compresa quella del disastro. Penso che comprendano fin troppo bene il pericolo, è per questo che lo stanno facendo. Vogliono terrorizzare la popolazione ucraina, le persone in tutto il mondo: vogliono far rivivere la paura che è stata creata dal disastro del 1986". Lo dice all'ANSA il giornalista e scrittore Adam Higginbotham, uno degli esperti al centro di Chernobyl: Inside the Meltdown, la docuserie diretta da Tom Cook e Erica Jenkin in quattro puntate di National Geographic appena arrivata su Disney+. Un racconto scandito da nuove testimonianze, straordinarie immagini d'archivio, ricostruzione dei fatti, retroscena, bugie, coperture e verità, dell'incidente nucleare avvenuto il 26 aprile 1986 con l'esplosione del reattore 4 della centrale in Ucraina. Una catastrofe che rilasciò nell'atmosfera una quantità di radiazioni 400 volte superiore a quella della bomba di Hiroshima. La docuserie ritorna a quanto accaduto partendo dai sopravvissuti che raccontano le prime 24 ore dall'incidente, con i vigili del fuoco che accorrono sul posto, ignari dei livelli letali di radiazioni e le autorità sovietiche da subito impegnate nell'insabbiare il disastro mentre una nube radioattiva inizia a diffondersi. Il mondo si sveglia di fronte a un terrificante disastro globale, mentre i piloti di elicottero tentano di spegnere un incendio nel nocciolo del reattore, sfidando colonne di fumo altamente radioattivo. Le autorità sovietiche iniziano infine a evacuare decine di migliaia di persone dalla zona e gli operai iniziano a ripulire le contaminazioni radioattive. Gorbaciov decide poi di istituire una zona di esclusione di 30 chilometri intorno alla centrale e ordina la costruzione di un enorme sarcofago di cemento per ricoprire il reattore nucleare distrutto. "Il regime mostrò una spietata noncuranza per la salute dei propri cittadini, nella misura in cui mandavano consapevolmente persone a danneggiare la loro salute nelle settimane e nei mesi successivi, mentre si svolgevano le operazioni di bonifica - sottolinea Higginbotham, autore, fra gli altri, del libro Mezzanotte a Cernobyl, basato su centinaia di ore di interviste condotte nel corso di più di un decennio, su lettere, memorie inedite e documenti d'archivio recentemente desecretati -. Un modus operandi dovuto anche al livello di incompetenza e ignoranza che era intrinseco al sistema. Ad esempio, oltre 3.000 uomini furono mandati sul tetto degli edifici del reattore in rovina nei mesi successivi per rimuovere i detriti radioattivi. Io ho intervistato l'uomo responsabile dell'operazione, il generale Tarakanov, e lui insisteva sul fatto di aver fatto tutto il possibile per preservare la salute di quegli uomini. Li aveva mandati fuori con indumenti protettivi anche se improvvisati, si era assicurato che nessuno di loro uscisse sul tetto per più di pochi minuti o secondi alla volta per limitare la loro esposizione. C'erano certamente persone che cercavano di assicurarsi che la salute delle persone non venisse danneggiata ma lo Stato sovietico nel suo complesso in quella circostanza non ha dimostrato di badare alla vita dei suoi cittadini". La docuserie arriva fino a 14 mesi dopo il disastro, con i responsabili della centrale si che si trovano ad affrontare un processo farsa. In parallelo un'indagine indipendente rivela la vera causa dell'incidente e l'intera portata dell'insabbiamento. Come già nella pluripremiata serie fiction su Chernobyl (2019), si rievoca anche la storia di Valeri Legasov, uno degli scienziati che fu coinvolto nella gestione dell'emergenza e riuscì in parte a limitarne i danni. Fu poi membro della commissione d'inchiesta sul disastro ma fu costretto al silenzio, e finì suicida nel 1988. "Ciò a cui ha assistito a Chernobyl non solo distrusse la sua fiducia in quel sistema, ma gli causò anche danni irreparabili alla salute e, in definitiva - sottolinea Higginbotham - lo portò alla morte".
M.Pacheco--LGdM
